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Comunicati stampa - 20/04/2026

Andamento economico romagnolo e misure di sviluppo strutturale del territorio

ANDAMENTO ECONOMICO ROMAGNOLO E MISURE DI SVILUPPO STRUTTURALE DEL TERRITORIO

 

Indagine su crisi energetica ed eventi bellici: il 60% delle imprese intervistate teme, al perdurare del conflitto, un calo delle attività.

Nel 2026 maggior costo delle bollette industriali stimato in 92 milioni.

Positivo il provvedimento regionale sugli aeroporti

 

20 aprile 2026 - Quasi due industrie romagnole su tre si attendono un rallentamento dell’attività per il prossimo trimestre, a causa delle incertezze internazionali e del loro impatto su logistica, costi delle materie prime e internazionalizzazione, anche se tale rallentamento è previsto in modo rilevantemente diverso in funzione alla durata dei conflitti in corso.

È quanto emerge da un’indagine condotta a metà aprile su un campione di imprese associate dal Centro Studi di Confindustria Romagna, allo scopo di valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui costi energetici e sulle attività di import/export delle industrie del territorio. 

“Dopo una chiusura positiva del 2025, con un consolidamento trainato dall’export, il nuovo conflitto in Medio Oriente e il blocco delle principali rotte di transito marittimo hanno provocato tensioni sui mercati energetici e delle materie prime, con un aumento dei costi di petrolio, gas e input produttivi – spiega il presidente, Mario Riciputi - L’impatto maggiore riguarderà i comparti energivori e le catene logistiche, più integrate nelle filiere globali e orientate all’export, con il rischio di un rallentamento della produzione e di una perdita di competitività se le tensioni dovessero protrarsi”. 

Il report, che sarà poi aggregato ai dati delle altre territoriali del sistema a livello regionale, mira anche a stimare le possibili ricadute nel breve periodo, fotografando le esigenze delle industrie romagnole e consentendo di misurarne orientamenti e aspettative.

A questo si aggiunge una simulazione curata da Confindustria Emilia-Romagna dell’incremento delle bollette energetiche 2026 ai medesimi consumi del 2024, che stima un maggior costo di luce e gas per le tre province romagnole di 92 milioni di euro: “Questa situazione rende ancora più urgente non solo l’adozione di provvedimenti mirati, ma l’attuazione di politiche industriali strutturali per la produzione dell’energia e in favore del sistema delle connessioni infrastrutturali, come i positivi provvedimenti assunti recentemente dalla Regione” aggiunge il presidente Mario Riciputi. 

I DATI – ROMAGNA 

Congiuntura semestrale al 31.12.2025

La rilevazione periodica sulla base associativa sull’andamento del secondo semestre 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, aveva indicato una fase di consolidamento più che una semplice ripresa, evidenziando una crescita della produzione (+2,6%) e del fatturato totale (+3,2%), una dinamica sostenuta in modo deciso dall’export: il fatturato estero era cresciuto del 5,9%, mentre il mercato interno era rimasto sostanzialmente stabile (-0,5%).

Nel secondo semestre 2025 l’apertura internazionale ha dunque rappresentato il vero motore della congiuntura romagnola. Con una quota export media del 38,3% del fatturato, il sistema produttivo mostrava una struttura fortemente integrata nei mercati globali.

Il quadro di occupazione (+3,5) e ordini rafforzava questa lettura, le aspettative per il primo semestre 2026 erano prudenti ma orientate alla tenuta: il 61,3% prevedeva una stabilità della produzione. 

Aggiornamento a seguito della nuova crisi del Golfo

Con lo scoppio di una nuova guerra, si è reso necessario un aggiornamento di dati e previsioni, condotto tra il 7 e il 10 aprile.

  • Non sono segnalate al momento difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime energetiche dal 59% dei rispondenti, percentuale che scende al 39% in riferimento alle altre materie prime. Se il conflitto si protrarrà, sono attese difficoltà nell’approvvigionamento energetico per il 34% dei rispondenti, e per il 30% nell'approvvigionamento delle altre materie prime.
  • Il conflitto in Iran ha impatti diversificati sui costi degli approvvigionamenti: per le materie prime energetiche il 40% dichiara un aumento dei costi moderato (inferiore al 10%) il 17% un aumento significativo (tra il 10% e il 20%) e il 24% un aumento molto significativo (superiore al 20%). Per le altre materie prime il 32% ha avuto un aumento moderato, il 20% un aumento significativo e il 18% un aumento molto significativo. Per quanto riguarda la logistica e i trasporti, il 38% rileva un aumento moderato, il 32% un aumento significativo e il 16% un aumento molto significativo.
  • È stato inoltre chiesto se l’aumento dei costi operativi di energia, materie prime e trasporti stia influenzando i margini di profitto: il 58% dichiara di sì in modo gestibile, il 14% sì in modo critico, il 28% non ancora.
  • La situazione geopolitica e gli aumenti dei costi non hanno ancora portato a una programmazione di diversificazione dei mercati di approvvigionamento e destinazione per la quasi totalità dei rispondenti. Nel medio periodo, il 15% prevede di modificare i mercati di approvvigionamento e il 7% i mercati di destinazione.
  • Le aspettative per il prossimo trimestre mostrano tuttavia una diffusa preoccupazione: il 60% dei rispondenti prevede un rallentamento dell’attività, seppure di un’intensità differenziata in funzione alla durata dei conflitti, mentre il 38% ritiene che l’impatto sarà nullo o trascurabile. I mercati azionari e finanziari, evidenziando un andamento positivo, sembrano in ogni caso scommettere su una rapida conclusione dei conflitti.

SIMULAZIONE BOLLETTE INDUSTRIA 2026 

Per dare un’idea del possibile impatto dell’aumento dei costi energetici sulle bollette delle industrie, Confindustria Emilia-Romagna ha applicato ai consumi di gas ed elettricità registrati nell’anno 2024 i prezzi medi rilevati al 15 aprile 2026.

Nel dettaglio, nel 2024 per l’elettricità a Forlì-Cesena sono stati consumati 752 GWh, a Ravenna 1.787,4 GWh, Rimini 345,6 GWh. Per quanto riguarda il gas, in provincia di Forlì-Cesena si sono consumati 52,4 milioni di standard metri cubo (554 GWh), Ravenna 306,3 M Sm3 (3.238 GWh), Rimini 17,9 M Sm3 (189 GWh). Nelle tre province romagnole, questo significherebbe un maggior costo totale di 92 milioni di euro. 

FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI 

Il quadro regolatorio, con il ritardo dell’esatta individuazione delle aree idonee, ha rallentato la propensione agli investimenti in energie rinnovabili, che risultano sostanzialmente concentrati nel fotovoltaico. A questo si sono aggiunte complessità burocratiche amministrative in sede autorizzativa e nell’accesso alla rete.

“Oggi le rinnovabili rappresentano una leva concreta e attuabile nel breve periodo per ridurre i costi energetici – ricorda il presidente Mario Riciputi - La razionalizzazione normativa e la tempestiva emanazione dei regolamenti possono concorrere a creare un diverso mix energetico, così come provvedimenti normativi per il rafforzamento e lo sviluppo dei contratti di acquisto a lungo termine (PPA – Power purchasing agreement) possono portare ad una adeguata stabilizzazione dei prezzi”. 

INFRASTRUTTURE AEROPORTUALI 

Sul fronte infrastrutturale, il governo regionale ha preso importanti decisioni che si potrebbero tradurre nel medio termine in uno sviluppo del territorio. La nuova legge regionale sugli aeroporti recentemente approvata, che introduce una cabina di regia per coordinare lo sviluppo del traffico aereo puntando sulle specializzazioni dei singoli scali, è considerata positiva nell’ottica di una sinergia di lungo periodo, per far crescere gli aeroporti regionali e sviluppare collaborazione tra loro.

“Siamo consapevoli che queste misure sono certamente un aiuto e uno stimolo importante ma non sono sufficienti da sole – conclude Mario Riciputi - e devono essere seguite necessariamente da una collaborazione concreta tra gli scali della regione. Diamo per acquisito l’assunto che le connessioni sono una priorità assoluta, se non la prima priorità di ogni territorio: ne avevamo già parlato nella nostra assemblea in riferimento all'alta velocità e al passante di Bologna, lo ribadiamo ora che a livello globale soffriamo blocchi. Quindi non possiamo che plaudere a un progetto che mira a rafforzare le connessioni tra aeroporti, logistica e sistema produttivo e a migliorare accessibilità e integrazione con altri trasporti: questi temi così trasversali e impattanti possono essere affrontati solo con una visione d’insieme, organica e lungimirante”. 

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